
Una soluzione concreta per affrontare l'inquinamento idrico, sviluppata con metodo sostenibile. Se conosci qualcuno che segue le innovazioni verdi o lavora nel settore ambientale,

Una spugna di grafene per pulire le acque Flusso della storia e fatti chiave
Un gruppo di ricerca dell’Università del Salento e del CNR Nanotec ha sviluppato una spugna innovativa in grafene pristino, capace di assorbire oli e sostanze organiche inquinanti dall’acqua senza compromettere l’ambiente. Il materiale, strutturato in una matrice polimerica porosa, respinge l’acqua ma trattiene rapidamente gli idrocarburi, risultando efficace in scenari di bonifica industriale o sversamenti accidentali. La tecnologia si distingue per l’uso di grafene non modificato chimicamente, conservandone le prestazioni elevate.
Il processo di produzione è sostenibile: non richiede solventi tossici, ma sfrutta tecniche meccaniche e microonde, rendendolo potenzialmente scalabile a livello industriale. Il materiale è inoltre resistente, termicamente stabile e riutilizzabile dopo compressione, senza perdita di efficacia. Test biologici su linee cellulari non hanno rilevato tossicità significativa, un fattore cruciale per l’uso in ambienti naturali.
La ricerca, coordinata dal professor Giuseppe Ciccarella e pubblicata su 'Applied Materials Today', rappresenta un passo avanti nella scienza dei materiali applicati all’ambiente. Mentre il grafene ossidato è stato usato in passato per scopi simili, questa soluzione mantiene intatte le proprietà del grafene pristino, aprendo nuove strade per tecnologie di bonifica più efficienti e sostenibili. Resta da verificare l’efficacia su larga scala e i costi di produzione, ma il potenziale applicativo è immediato.
Fatti
- Un team dell'Università del Salento e del CNR Nanotec ha sviluppato una spugna in grafene pristino per assorbire oli dall'acqua.
- Il materiale è poroso, idrorepellente, riutilizzabile e non mostra tossicità in test biologici.
- La produzione avviene senza solventi, usando microonde e tecniche meccaniche, ed è potenzialmente scalabile industrialmente.
- La ricerca è coordinata dal prof. Giuseppe Ciccarella e pubblicata su 'Applied Materials Today' nel maggio 2026.
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